I sogni influenzano ed esaltano la vita, ma non la definiscono.

I sogni sembrano reali fino a quando ci siamo dentro... Solo quando ci svegliamo, ci
rendiamo conto che c'era qualcosa di strano!
(Inception)

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martedì 22 maggio 2012

Alla ricerca del tempo perduto

Il caro vecchio Proust prediligeva l'olfatto ed il gusto come sensi dei ricordi, un profumo, un sapore rievocavano ricordi lontani con una forza maggiore degli altri sensi.
Per quanto sia d'accordissimo con Marcel, devo dire che, per me, anche un altro senso si dà da fare: l'udito.
Vi capita mai di sentire una canzone e ritornare indietro nel tempo in un lampo? Di chiudere gli occhi e riassaporare le emozioni di un tempo e perdersi in ricordi passati, magari messi nel dimenticatoio?
L'idea di questo post è porre una scaletta musicale di brani del passato che mi hanno suscitato, e suscitano ancora, delle vibrazioni emotive molto forti.
Magari i seguenti brani evocheranno qualche ricordo anche in voi, chi lo sa.



Avevo 3 anni eppure lo ricordo come fosse ieri. Si era rotto il televisore della cucina ed i miei avevano posizionato nel corridoio il televisore grande della sala ed io cantavo allegramente con Pompeo e Carlotta.


Questo non mi evoca proprio ricordi felici. Non so nemmeno perché ho deciso di metterla visto che ho il terrore di questa musica. Mi basta sentirne un accenno e mi prende il batticuore. Possono delle note provocare tanta paura? Anche dopo decenni?


Forse stavano rimettendo la carta da parati nella mia cameretta, fatto sta che questa canzone è legata ad una sistemazione di fortuna nella camera dei giochi, dove dormivo con mia sorella nella baraonda generale, cosa che non mi dispiaceva affatto.






Ricordi adolescenziali: nel bar che frequentavo con la mia comitiva c'era un juke box e questi erano i brani che mettevamo sempre. Mi basta sentirli per ritrovarmi seduta su quelle sedie colorate, con le corde di plastica, patatine, bigliardino, battute, risate...un periodo meraviglioso...


Avevo addirittura due 45 giri di questo brano dei tempi d'oro del Campobasso. Allora non andavo allo stadio e mi rifugiavo nella mia camera dei giochi ad ascoltarlo, saltellando per la stanza come una forsennata. Ancora oggi lo faccio, anche se come sfondo non ci sono più i miei giochi. E' una canzone che ho nel 



E torno bambina in un secondo con questi brani di Corrado. Li conosco ancora a memoria. Quanti balletti sotto queste note. Idem con Rockfeller e Chì Chì Chì Cò Cò Cò.

E per concludere:


Forse ero piccolissima e l'ascoltavo nella culla, ma è una melodia che mi rasserena da morire.
Buona notte a tutti.

lunedì 7 maggio 2012

Gocce di memoria

Non lo so cos'ho, oggi mi gira un po' così, forse la bellissima e grande luna ammirata nelle scorse notti ha avuto un'influenza negativa sulla sottoscritta.
Per combattere questo malumore odierno, ho deciso di tuffarmi nel passato, quello più remoto, dove posso attingere solo ricordi felici e, se il malumore dovesse tornare anche in futuro (cosa alquanto prevedibile), passerò qui a rileggere queste mie gocce di memoria...

 1) I polaretti nel frigo di nonna, durante le vacanze estive
 2) La serata a Castelmauro con i colleghi di mami e il mio nuovo giocattolo con le luci rosse e blu
 3) La nuotata nei miei disegni dell'asilo con Clemente e Rosy
 4) Il mio disegno di Bugs Bunny da cucire con l'ago di plastica
 5) San Bernardo, il grande peluche che ho trovato sul banco di scuola post operazione all'appendice
 6) Lo zecchino d'oro fai-da-noi a casa di zia, con le corde usate come microfoni
 7) La festa di carnevale a casa di Nicoletta ed il mio ridicolissimo vestito da fiorellino
 8) La mia prima volta al cinema con "Io speriamo che me la cavo"
 9) La filastrocca per il concorso della Telecom letta all'Ariston davanti a tutte le seconde medie
10) Il mercatino di oggetti usati con le mie cugine
11) Le capanne costruite con le bici
12) Un pomeriggio in campagna, stesa sulla coperta, mangiando granturchesi e cantando "Perdere l'amore"
13) Il gattino Gerry e quei pochi giorni passati ad accudirlo
14) Il gioco della famiglia dei contadini con mia sorella ed i miei cugini
15) I mondiali '90 nel cortile di casa con tutto il condominio a tifare
17) Il saggio di danza con "Good morning", vestite tutte luccicanti, con tanto di cilindro, calze a rete e bastone con pomo
18) Il 1° maggio a Termoli quando c'eravamo tutti
19) Le corse in cortile con i pattini a rotelle rosa shocking
20) La poesia scritta per i miei peluches
21) L'arrivo della mia sorellina
22) Le canzoni della mia bisnonna ed i suoi racconti di vita
23) Il salame di cioccolato, le marianotte di cartapesta e la vendemmia fatti all'asilo
24) Il pic-nic fatto di nascosto alla fonte con tante buste di patatine
25) Lo scherzo della pipì nel vasino in quantità esagerata
26) Il gioco del mollettone
27) Vacanza a Monasterace Marina
28) La busta piena di macchinine di Luigi a casa di Anna
29) L'uccellino salvato sulla strada
30) La macchina fotografica gialla vinta con ciocorì
31) Brivido, L'allegro chirurgo, Vita nel mondo
32) I cavatelli fatti al mare con la sabbia
33) Lo scambio dei regali all'asilo con le altre classi
34) La bigbubble scoppiatami in faccia durante bim bum bam
35) La bicicletta bianca con il cestino
36) Il gioco dei Trolls e della Bella e la Bestia sul primo computer di casa
37) I gavettoni preparati con cura e scoppiati per colpa del sole rovente
38) La cyclette che fungeva da motorino nei nostri giochi
39) La recita della Natività fatta solo per i nostri genitori
40) Il micino nero e bianco dei vicini che si intrufolò sul nostro balcone e girava tranquillo per casa
41) Il gelato che gustavo felice e che per una pallonata di Silvia andò a finire a terra
42) L'intervista del TG3 il primo giorno di scuola elementare
43) I savoiardi che nonna mi faceva bagnare nel caffé per preparare il tiramisù
44) Le riunioni di "Natura amica" con Rosy
45) La raccolta delle more per le stradine in campagna
46) Il traghetto per Capri dov'ero l'unica a non vomitare
47) La cassetta del Karaoke di Cristina D'Avena comprata all'Upim
48) La pera rimasta chiusa nel contatore del palazzo durante "Guardie e ladri"
49) Il rullino da 36 che io e Paola abbiamo finito in foto deficienti e la faccia di papi alla notizia
50) L'ultima figurina attaccata nell'album della Warner Bros

domenica 22 gennaio 2012

La hit parade della settimana in cui decisi di venire al mondo

Era da un po' che mi ronzava nella testa questa ricerca, l'avevo letta in più di un blog, ma avevo sempre rimandato  ad "unaltrogiorno".
Bene, oggi è arrivato questo "unaltrogiorno" e così mi sono decisa a fare un salto nel passato per scoprire...qual è stata la hit-parade della settimana in cui ho deciso di mettere piede in questo mondo assurdo.
Ed eccomi accontentata!
Andando su questo magico sito e selezionando il vostro anno di nascita e la settimana potrete scoprire anche voi che canzoni scalavano le classifiche nella settimana del vostro arrivo.

La mia è questa:
  1. Reality - Richard Sanderson
  2. Il ballo del qua qua - Romina Power
  3. Sharazan - Al Bano & Romina Power
  4. Ska chou chou - Claudio Cecchetto
  5. Cicale - Heather Parisi
  6. Arthur's Theme - Christopher Cross
  7. Aria di casa mia - Sammy Barbot
  8. Five O'Clock In The Morning - Village People
  9. On The Road Again - Barrabas
  10. Non stop twist - Kim & the Cadillacs 
Sono rimasta particolarmente contenta di questa hit parade perché alcuni brani fanno parte di me e dei miei ricordi da bambina.

Reality è un pezzo dolcissimo, che riporta immediatamente al film Il tempo delle mele, ma che io conoscevo ancor prima di vedere il film, grazie ad un 33 giri dei miei che ho consumato (la mia vena romantica esisteva già da allora).



E che dire di Cicale ed Il ballo del qua qua? Canzoni che ancora oggi mi mettono allegria, con cui ho mosso i primi passettini, con cui ho iniziato a muovermi a tempo come una vera paperella.


Meravigliose le mie feste di compleanno, il cui vero protagonista era il mio indimenticabile giradischi arancione: quando volevo tirar fuori un disco dovevo premere il pulsante con molta cautela, perché rischiavo un'espulsione a mo' di missile.
L'unico disco che ci rimise i giri fu quello dei puffi, ma non per colpa mia. Io ero sempre molto attenta quando schiacciavo il pulsante.

Ho divagato, ma il sentiero dei ricordi fa di questi scherzi, comunque dei brani riportati nella mia hit di nascita, avevo anche il 33 giri di  Ska chou chou e di Non stop twist che allietavano, appunto, noi bambini durante le mie feste.
Ricordo alla perfezione come ballavamo Ska chou chou, ci scatenavamo in una danza delle pulizie, come se spolverassimo superfici di mobili invisibili che riempivano la stanza dei giochi.
E le copertine di questi 33 giri sono ancora impresse nella mia memoria, fra l'altro erano tra le mie preferite.


Per una nostalgica come me, in questo "unaltrogiorno", questo viaggio indietro nel tempo è stato un vero toccasana per la mente. 






venerdì 13 gennaio 2012

Delicata Civerra

Nella mia città, Campobasso, si narra la storia di un amore antico, tragico, tra due giovanni fanciulli: Delicata Civerra e Fonzo Mastrangelo.
Siamo nel 1587, due confraternite, due famiglie, popolano la città: i Trinitari ed i Crociati, rivali tra loro.
Delicata appartiene alla famiglia Crociata ed a 20 anni il suo cuore inizia a battere per il Trinitario Fonzo.
I due innamorati cercano in tutti i modi di avere l'approvazione delle rispettive famiglie, ma non c'è verso: i matrimoni tra le diverse famiglie sono assolutamente vietati!
Un giorno Andrea Civerra, padre di Delicata, sorprende Fonzo mentre regala un mazzo di fiori alla figlia. Preso dall'ira porta via con sé Delicata e minaccia il giovane Fonzo.
Per Delicata le cose finiscono male, perché suo padre decide addirittura di rinchiuderla in una torre, fredda e umida, in cui Delicata, di lì a poco si ammalerà.
Nonostante le richieste di perdonare la ragazza da parte dello zio, Andrea Civerra decide di dare un ultimatum alla povera Delicata: "O sposerai un Crociato, o finirai in un convento". A questo ultimatum Delicata risponde con un NO.
Fonzo, disperato di non poter più vedere la sua bella, decide di partire per il Feudatario di Campobasso e va a combattare in Francia.
Intanto, l'odio tra le due confraternite cresce e si sparge tanto sangue, finché non giunge in città  un monaco, Padre Geronimo da Sorbo che convince, finalmente, Crociati e Trinitari a stringere la pace.
Come segno della pace ritrovata e per festeggiare l'avvenimento vengono celebrati ben 67 matrimoni tra giovani appartenenti alle opposte confraternite. Ma Delicata, peggiorata gravemente, non può far parte di questa gioia cittadina. Padre Geronimo viene a conoscenza della sua triste storia e convince il terribile Andrea Civerra a perdonare la figlia.
Mentre il monaco è andato a portare i Sacramenti alla ormai morente Delicata, davanti ai cittadini che vogliono confortare la giovane, ecco arrivare Fonzo che, venuto a conoscenza della pace ritrovata, è tornato di fretta a Campobasso per sposare l'amore della sua vita, ignaro della sua grave malattia.
Avvicinatosi al letto di Delicata, sconvolto di vederla così fragile, le prende la mano, e infilandole un anello al dito, le dichiara il suo eterno amore. A sua volta la dolce Delicata sorride al suo sposo e dopo avergli sussurato parole dal cuore, chiude gli occhi per sempre, sotto le grida disperate del povero Fonzo.


Nel centro storico di Campobasso, a ricordo della vicenda narrata, c'è la cosiddetta Torre di Delicata Civerra.


Dalla porticina a vetri, al momento imbrattata da vandali, è possibile ammirare il manichino raffigurante la giovane Delicata, afflitta, seduta ad un tavolino.

Ammetto che ogni volta che mi trovo lì davanti, soprattutto nelle ore buie, mi vengono i brividi lungo la schiena.

In passato nella chiesa di San Giorgio, a pochi passi dalla Torre, era visibile la tomba di Delicata; ignoro il motivo per cui ora non sia più visibile.

La chiesa di San Leonardo, nella parte iniziale del centro storico, possiede, inoltre, un registro dei defunti di Campobasso dal 1514 al 1711 e, nel 1587, compare anche il nome di Delicata Civerra.

***

 Secondo il mio onesto parere, data la storia che caratterizza anche il passato della città, si potrebbe dare più risalto a Delicata e alla sua Torretta, ma oltre ai danni vandalistici di cui ho parlato sopra, c'è anche una grande trascuratezza da parte del Comune, com'è possibile notare in questa foto in basso, dove Delicata è rimasta priva della mano sinistra, in uno stato di degrado.  E le ultime volte che sono passata di lì il faretto che dovrebbe illuminare la scena era completamente spento.






lunedì 28 novembre 2011

Inediti dal passato...

Ieri, complice un pranzo in famiglia, ho tirato fuori l'argomento "streghe e dintorni" e, tra le mie nonnine e gli altri presenti, sono venute fuori belle storielle.
Dal momento che "Storie dal passato" ha destato un certo interesse, ho deciso di raccontarle anche a voi. Sono storie sulla cui veridicità non metterei la mano sul fuoco, ma ascoltarle è stato molto piacevole tant'è che per tutto il tempo ho avuto un sorriso da idiota!!!
Credo che per facilitarmi le cose sia meglio creare una sorta di elenco.
1) Le streghe si trasformavano, oltre che in vento, anche in animali: gatti e galline in particolare.
Una volta alcune persone, sapendo che la gallina entrata in casa fosse una strega, l'hanno colpita con un bastone. Il giorno dopo la loro vicina era malconcia, con delle fasciature.
2) La notte di Natale le streghe volavano: si cospargevano con un unguento fatto con le erbe e spiccavano il volo.
Da quanto raccontavano ieri, una povera streghetta non è stata molto fortunata: l'effetto è svanito o perché aveva usato una quantità insufficiente di unguento magico o perché aveva superato il limite di tempo, questo non ci è dato sapere. La cosa buffa è che la sfortunata si sia trovata in un altro paese, completamente nuda, perché queste streghe volavano nude, e abbia dovuto chiedere aiuto affinché le andassero a prendere i suoi abiti.
3) C'è una fonte al mio paese dove si dice che i lupi mannari si andassero a fare i bagni. Un tizio si era fermato lì, disgrazia sua perché arrivò uno di questi licantropi paesani ed il tizio fu costretto a fare la "maratona di New York" prima di giungere sano e salvo a casa. Voi non potete capire le risate, a questo punto, durante il pranzo: mio padre, scettico, chiedeva chi fossero i protagonisti della storia e mia nonna faceva nomi e cognomi, lupo incluso. Pare fosse solo un povero uomo che veniva avvistato nei campi, solitario, perché a quei tempi bagni e wc non erano presenti in tutte le case e lui andava a fare i suoi bisogni per le campagne, guadagnandosi di diritto, a causa delle credenze paesane e del passaparola, il titolo di lupo mannaro.
4) La nonna di mio cognato aveva ricevuto un consiglio per scoprire se una signora, su cui aveva dei sospetti, fosse una strega: una volta seduta, doveva mettere sotto la sedia della probabile strega un treppiede da camino. Nel caso fosse davvero una strega non si sarebbe potuta più alzare. Beh, questa signora è rimasta tutto il giorno in quella casa fino a che ha detto: "Oramai lo hai capito, fammi andare via".
5) Le streghe, o meglio le fattucchiere (più appropriato per questa storia), facevano anche malocchi.
La tecnica di cui mi hanno parlato ieri consisteva in questo: utilizzavano ossa di morti da cui ricavavano una polverina. Questa polverina veniva depositata sull'altare nel punto in cui il sacerdote avrebbe poi posato il calice. Mia nonna ricorda esattamente che il prete durante la celebrazione passava la mano per vedere se c'era qualcosa, e nel caso trovasse la polverina, ripuliva tutto.
6) E sempre in tema di malocchi: c'era un uomo che si pensava fosse uno stregone, ed era anche piuttosto burbero. Durante una processione litigò con un uomo che voleva far fermare la processione e gli disse: "Tu a casa non ci arriverai!" e quest'uomo, in effetti, fu colto da infarto prima ancora di arrivare a casa.  Miii!!!
7) Questa e poi mi fermo. L'ho lasciata per ultima perché è quella che mi ha fatto sorridere maggiormente. Prima di andare a dormire era buona abitudine incrociare i legnetti nel camino e soprattutto mettere una scopa dietro la porta. Il beneficio dei legnetti non lo conosco, probabilmente impedivano l'accesso dal camino, la scopa...una trovata geniale: nel caso la strega di turno decideva di entrare in quella casa, prima era costretta a contare tutti i fili che componevano la scopa, di conseguenza un bel lavoraccio ed ecco che spuntava il sole e la strega vi doveva rinunciare.
Termino qui il secondo capitolo di storie dal passato, anche perché è quasi ora di dormire e non ho ancora sistemato la mia scopa dietro la porta :)


mercoledì 23 novembre 2011

Storie dal passato...

Dopo aver visto Häxan (La stregoneria attraverso i secoli), sotto consiglio del caro Occhio sulle espressioni, ho avuto la brillante idea di riportare, nero su bianco, racconti del passato su streghe e usanze dell'epoca, che mi sono stati accuratamente riferiti dalle mie mitiche nonnine.
Ho appena finito di parlare a telefono con una di loro ed ho la testa piena di informazioni, spero di riuscire a dargli un ordine.
Iniziamo dalle streghe.
Anche nel mio paese d'origine c'erano le streghe, o almeno così si dice.
Diventavano vento e passavano attraverso i buchi delle serrature.
Dispettose come non mai lasciavano sorpresine durante la notte: gli abitanti del paese la mattina trovavano le code dei cavalli intrecciate, oppure loro stessi si ritrovavano con i capelli tagliati.
C'era una frase per tenere lontane le streghe dalla proprio abitazione e ammetto che quando mia nonna l'ha pronunciata sono scoppiata a ridere. La frase originale, in dialetto, è questa: "Sabt ser i corn n'gul a streg"; penso si capisca il senso anche senza tradurre!
Ma ve le immaginate queste persone, parliamo dei primi decenni del secolo scorso, mentre ripetono queste parole e credendoci davvero?!?
A quanto pare se la notte di Natale, a mezzanotte precisa, nasceva qualcuno, il suo destino era segnato: se di sesso femminile si trattava di una strega, se di sesso maschile di un lupo mannaro.
Eh, sì, al mio paese non si facevano mancare nulla!
Mi raccontava mia nonna di un mio prozio, non ho nemmeno capito chi sia, che è stato aggredito da un lupo mannaro: lui era rientrato a casa a notte fonda, perché andava suonando in giro con l'organetto e una volta chiusa la porta ha sentito dei forti colpi. Era questo lupo mannaro che cercava di entrare.
A detta di mia nonna erano persone che si trasformavano, ma poi gli passava...chissà con che malattia mentale avevano a che fare. Anche se si parlava proprio di trasformazione in lupo.
Ed ora passo alla parte che preferisco, il cosiddetto giro degli archi.
Quando i bimbi avevano il male dell'arco, che non ho ben capito in cosa consistesse, forse mal di pancia o influenza, bisognava effettuare questo giro degli archi affinché il bimbo malato guarisse.
Mio padre ricorda ancora oggi quando mia nonna lo portava in giro e a me la cosa fa ridere, ma assai!
Comunque funzionava così: la mamma prendeva il piccolo in braccio e dopo aver preso  degli spicchi d'aglio a casa della maggiora, che era la fattucchiera del paese, doveva passare sotto i 3 archi del paese.
Ad ogni arco doveva buttare uno spicchio d'aglio a terra e recitare queste parole: "Sto passando sotto l'arco, niente milza e male d'arco".
Finito il giro si ritrovava su un punto che affacciava sulle campagne. Lì doveva buttare l'ultimo spicchio d'aglio, recitare la solita filastrocca, ma con un'aggiunta: "Vattene al mare con tutti panni!"
La cosa fondamentale era che durante il tragitto non rivolgesse la parola a nessuno. La gente ne era a conoscenza, quindi, quando vedevano passare una mamma con il figlio in braccio, che non salutava nemmeno, dicevano: "Ah, sta facendo il giro degli archi".
Mi fanno sorridere questi racconti, ma allo stesso tempo vorrei avere una macchina del tempo per vederli con gli occhi miei perché hanno un non so che di fascinoso.